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Là-Bas - Educazione criminale, recensione in anteprima

Fonte: Comingsoon
Un regista esordiente, attori di colore presi dalla strada, dialoghi in francese, inglese e napoletano stretto, temi caldi come l’immigrazione e la criminalità, l’ambientazione a Castel Volturno, la “più africana tra le città europee” per citare Saviano. Quante possibilità avrebbe avuto un film del genere di vedere la luce in Italia? Eppure Là-Bas - educazione criminale, l’opera prima di Guido Lombardi, il suo miracolo l’ha compiuto. Il film rivelazione della 68. Mostra del Cinema di Venezia/ 26. Settimana Internazionale della Critica, dove ha vinto il Leone del Futuro – Premio Opera Prima Luigi De Laurentiis e il Premio del pubblico KINO come Miglior Film, esce venerdì 9 marzo in sala, in sole 15 copie distribuito da Cinecittà Luce.


Dal Ghana, in cerca di una vita migliore, il giovane Yussouf arriva a Castel Volturno determinato a trovare i soldi necessari per acquistare il costoso macchinario di cui ha bisogno per realizzare il suo sogno: diventare un artigiano e produrre le sue statuette di ferro. La speranze di un lavoro e una vita onesta si infrangono immediatamente e Yussouf è costretto a scegliere se “arrangiarsi” come fanno i suoi amici della Casa delle Candele, vendendo fazzoletti ai semafori per ochi spiccioli, o aiutare lo Zio Moses nel business del traffico di droga. Yussouf sceglie la seconda strada, quella che garantisce soldi facili ma che lo conduce verso una spirale di violenza da cui sarà sempre più difficile scappare. Perchè qui la camorra e’ la padrona di casa, e non ammette intromissioni nei suoi affari. La strage di Castel Volturno arriverà nel momento decisivo per il giovane Yussouf costretto a scegliere davvero da che parte stare.

Non è un caso che Là-Bas si chiuda proprio con questa ricostruzione finzionale della cronaca. Guido Lombardi la sua sceneggiatura l’aveva già scritta quando quel 18 settembre 2008, un commando di camorristi fece irruzione in una sartoria di immigrati africani esplodendo più di cento proiettili, e ammazzando sei ragazzi africani, tutti incensurati. Un episodio di inaudita violenza, un folle massacro commissionato dalla camorra per lanciare un messaggio alla comunità africana. Una violenza troppo assurda per essere ineludibile. Là-bas è dedicato a quei sei ragazzi morti perche’ nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Un settimo, ferito gravemente, sopravvivrà fingendosi morto. Il suo nome era Joseph Ayimbora, la cui testimonianza è stato ha permesso di arrestare tutti gli esecutori della strage. “Era”, al passato e non “è”, al presente. Joseph Ayimbora è morto improvvisamente pochi giorni fa, il 29 febbraio, per un aneurisma forse dovuto alle ferite riportate nella sparatoria. Tuttavia non è la camorra al centro della scena. Il cuore del film è condensato in quella “educazione criminale” del titolo che viene imposta, suo malgrado, a Yussouf e a qualsiasi altro giovane immigrato che, al bivio tra sfruttamento e criminalità, sceglie quest’ultima per poter sopravvivere ad una realtà di povertà, degrado e miseria.

Muovendosi sul doppio registro di fiction e verità, e con uno stile semi-documentartistico, Guido Lombardi si cala con estrema lucidità e oggettività nel disagio di un’umanità che spesso vogliamo deliberatamente ignorare per vivere in pace con le nostre coscienze. Senza far uso di alcuna retorica buonista, in Là-Bas si racconta una storia semplice. Ed è da lì che nascono le emozioni. In quella ferocia mostrata sullo schermo senza censure, in quei personaggi umani, fragili e disperati con cui condividere tutto, i sogni, le speranze infrante, i dubbi morali e quella voglia di riscatto, latente ma sempre viva, urlata da Yussouf con la forza della disperazione, e che in fondo accomuna tutti, bianchi e neri.
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