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Colazione da Tiffany, 50 anni di un mito

Fonte: Wallpapersafari

Holly Golightly cammina all’alba per la Fifth Avenue in una New York deserta, con i grandi occhiali da sole scuri e fasciata in un little black dress di Givenchy destinato a diventare leggendario. Con una brioche in una mano e un bicchiere di caffè nell’altra si ferma ad ammirare con aria sognante le vetrine di Tiffany. E’ l’indimenticabile sequenza con cui si apre
Colazione da Tiffany, uno dei film che ha segnato la storia del cinema, e di cui oggi celebriamo i 50 anni dall’uscita al cinema.


Parlare di Colazione da Tiffany significa parlare soprattutto di lei Audrey Hepburn, la straordinaria attrice anglo-olandese scomparsa nel 1993, che con questo film divenne un’ icona ineguagliabile e immortale di stile ed eleganza inaugurando al tempo stesso un nuovo di femminilità, quello della donna indipendente e single di città. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote, ha come protagonista Holly Golightly, una giovane donna eccentrica ed esuberante che vive da sola a New York e che nella vita ha un unico obiettivo: sposare un uomo ricco che la possa ricoprire di abiti firmati e costosissimi diamanti Tiffany. Nell’attesa di trovare il giusto marito da spennare Holly si mantiene facendo la prostituta di alto borgo. L’incontro con Paul, giovane e squattrinato scrittore in attesa di ispirazione e mantenuto da un’amante matura, le farà mettere tutto in discussione. Perché in fondo, dietro quella maschera di donna cinica e svampita, Holly è una ragazza vulnerabile che cerca solo qualcuno che la salvi e la conduca in un posto che la faccia sentire in pace come quando è da Tiffany.

Credit: Ronald Grant Archive
La decisione di scegliere la “brava ragazza” Audrey Hepburn per interpretare la non tanto brava prostituta Holly cambiò per sempre l’immagine delle donne sul grande schermo. Fino ad allora le donne al cinema si dividevano sostanzialmente in due categorie, le sante, mere figure secondarie sottomesse al protagonista maschile, e le peccatrici destinate sempre a finire male e a soccombere dinanzi ad una brava e sana ragazza americana. Con Colazione da Tiffany, e perché lo faceva Audrey, essere single, vivere da sole, prendersi una sbronza, e godersi la vita non sembrò più così sbagliato. Allora nessuno forse lo immaginava, ma con Holly Golightly era appena nata la donna moderna. 

Credit:  Jurow-Shepherd
E pensare che tutto questo rischiò di non accadere. Arrivare al risultato finale di Colazione da Tiffany non fu proprio una passeggiata. Riflettendoci oggi a cinquant’anni di distanza, fa quasi sorridere che Audrey non volesse la parte perché spaventata da un personaggio così estroverso, e che Capote davanti alla sua scelta sbottasse preferendo di gran lunga una Holly con le fattezze di Marilyn Monroe. Anche il regista avrebbe dovuto essere un altro John Frankenheimer. Il film vene poi diretto da Blake Edwards che non sapendo scegliere quale finale fosse più adatto alla storia, ne girò due diversi scegliendo forse quello con più impatto sullo spettatore (il bacio finale dei due protagonisti sotto la pioggia). Colazione da Tiffany rischiò anche di non avere la colonna sonora a cui forse deve gran parte del successo, la melodiosa ed emozionante Moon River di Henry Mancini. Eppure andò proprio così.


***La versione restaurata di Colazione da Tiffany verrà proiettato a chiusura del Festival Internazionale del cinema di Roma (27 Ottobre – 4 Novembre).
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